Al Qaeda e l’evoluzione della Jihad globale

Attenta analisi che ripropone l’ascesa delle fazioni apparentate alla ortodossia islamica.

La filiera dell’estremismo più radicale, apparentemente nascosta,  è attualmente dormiente anche perché d’appoggio al sistema “anti-putiniano”, ovvero quello rinvenibile nella alleanza atlantica (Vedasi Siria)

Le esperienze di intelligence delle ormai terze generazioni “ortodosse” del Vicino Oriente devono essere propedeutiche allo studio delle parimenti seconde generazioni europee che, ad oggi, risultano essere in standby.

via Al Qaeda e l’evoluzione della Jihad globale

Il “Movimento della Jihad Globale” è composto da diversi elementi che possiedono un’ideologia islamica radicale e conducono attività operative in diverse regioni del mondo ma al-Qaeda, che ha sviluppato il suo concetto di jihad globale in Sudan e in Afghanistan fin dagli anni ’90, è uno dei pochi gruppi jihadisti veramente multinazionali che esistevano prima dell’11 settembre. Dopo la morte di Osama Bin Laden nel 2011, molti hanno affermato che il potere e l’influenza di al-Qaeda erano diminuiti a causa della perdita del loro leader, tuttavia, mentre i gruppi terroristici possono subire periodi di declino, sono estremamente resilienti e adattabili. Le rivoluzioni introdotte dalla primavera araba e il crollo dei regimi autoritari in Medio Oriente, hanno creato un vuoto di potere che ha rinvigorito il movimento jihadista che ha saputo sfruttare il conflitto civico e l’insoddisfazione, per creare lo spazio per la mobilitazione in luoghi fino ad allora per loro inaccessibili. Mentre l’attenzione dell’Occidente si è spostata su Isis, al-Qaeda ha silenziosamente ed efficacemente lavorato per risorgere e i suoi leader, hanno perfezionato e ampliato la logica di azione dell’organizzazione, mescolando il pensiero del takfiri, che giustifica attaccare i musulmani apostati, con l’obbligo di combattere gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali. In breve, anche se bin Laden dava la priorità a combattere gli Stati Uniti, la strategia di al-Qaeda si è evoluta con un programma che fa meno distinzioni tra nemici locali e globali. Al-Qaida attribuisce anche un’enorme importanza (e capacità) a reclutare combattenti e risorse dai suoi rivali. La campagna di reclutamento di miliziani appartenenti a Isis (accusata di perseguire una brutale strategia del takfiri che ha spesso incluso l’attacco ad altri mujaheddin), è iniziata l’anno sorso in estate, ancor prima che Isis avesse perso le sue ultime roccaforti. La stessa cosa Al-Qaida ha fatto in Algeria dove combattenti che appartenevano a un gruppo affiliato a Isis, hanno giurato fedeltà ad al Qaeda dopo incontri con studiosi islamici fedeli ad al Qaeda. In Afghanistan un gruppo di guerriglieri di Isis nella remota ma strategicamente importante provincia centrale di Ghor ha abbandonato i talebani per unirsi ad al Qaeda. Altrettanto sta avvenendo nella regione del Sahel, nell’Africa settentrionale, e nello Yemen.  Al-Zawahiri (leader di al Qaeda) manca del carisma di bin Laden, ma le perdite di Isis in Iraq e in Siria, hanno creato le condizioni per consentire ad al Qaeda di recuperare la sua posizione d’avanguardia nell’universo jihadista, favorite anche dall’arrivo in scena del figlio di bin Laden: Hamza bin Laden che, in un messaggio video del mese di maggio 2017 chiedeva ai suoi seguaci di attaccare ebrei, americani, occidentali e russi, usando qualsiasi mezzo possibile. A settembre 2017, in un altro video, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi della rabbia dell’Occidente e del suo odio per noi. Siamo orgogliosi del fatto che gli occidentali ci definiscano “terroristi”, perché non è un’accusa. È un distintivo d’onore”.

Oggi, al Qaeda ha presenze in tutto il mondo, con gruppi affiliati e gestiti da propri comandanti in Siria, Russia, Libia, Egitto, Maghreb e Sahel, Yemen, Somalia, Afghanistan, Pakistan, India, Bangladesh, Myanmar e Indonesia. La presenza di comandanti chiave sparsi in un certo numero di regioni dimostra che, anche sotto l’immensa pressione dell’Occidente, al-Qaeda è in grado di adattare con successo la propria strategia per rispondere alle insoddisfazioni locali e assorbire altri gruppi jihadisti. Al-Qaida non ha lanciato attacchi in Occidente da tempo ma questa è stata sicuramente una scelta strategica, piuttosto che una prova di debolezza. Ora però, per mantenere il suo ruolo d’avanguardia tra gli estremisti, potrebbe far leva sulla sua vasta rete di gruppi e fazioni alleate in tutto il mondo e cambiare strategia. Isis, da parte sua, continua a combattere e ispirare attacchi che potrebbe essere ancora in grado di organizzare sia in Europa sia negli Stati Uniti. Il terrorismo quindi –purtroppo- è molto lontano dall’essere sconfitto.

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