FLUSSI MIGRATORI CONTEMPORANEI

Le migrazioni sono un fenomeno connaturato ed intrinseco dell’uomo, fin dall’epoca preistorica.

Il popolamento del pianeta, infatti, è la risultanza di differenti migrazioni riferibili  – ab initio – dall’Africa Orientale in direzione dell’Eurasia, quindi verso le Americhe ed Australia.

La geografia ha fortemente contribuito a dare forma alla migrazione umana, mediante il meccanismo secondo il quale climi ed ambienti rendono addomesticabili certi specie vegetali ed animali (Diamond, 2006).

Nel corso tempo, pertanto, i processi migratori hanno portato ad ibridazioni ed a differenti mescolanze (culturali, sociali, biologiche), occupando quindi territori vuoti ed  aumentandone nella densità.

Per flussi migratori contemporanei s’intendono quindi quelli verificatesi dal 1830 ai giorni nostri e si distinguono per le diverse condizioni demografiche, sociali, politiche e politiche intervenute.


Nello specifico, tra il 1830 ed il 1915, si riscontrano le prime grandi migrazioni di massa dall’Europa alle Americhe – cd. sistemiche – in quanto cinquanta milioni di persone lasciarono l’Europa a causa di un smisurato aumento demografico dovuto all’aumento della produttività agricola. Incremento di produttività a cui, tuttavia, non corrispose una parimenti crescita economica.

Le politiche nazionaliste tra le grandi guerre (1918-1940) scoraggiarono invece la migrazione, rendendo la stessa esclusiva per le sole motivazioni politiche come ad esempio rimpatri, allontanamenti, deportazioni…etc.

La successiva fase della “ricostruzione” (1945-1975) vede tale fenomenologia, seppur limitata rispetto all’inizio del secolo, rappresentata nei flussi verso la Gran Bretagna, Germania, Francia e Svizzera, ove ancora oggi, infatti, si rinvengono le note problematiche delle “seconde generazioni” non del tutto integrate.

Il periodo tra il 1975 e 1989, invece, a causa delle rilevanti crisi petrolifere causanti il rallentamento dello sviluppo economico portò il blocco delle frontiere nei confronti degli immigrati,  tranne nella forma del cd. ricongiungimento familiare,  asilo ed “irregolare”

Ad oggi, la fenomenologia migratoria è decisamente riconfigurata.

La globalizzazione e la bipolarità del mondo ha reso variegata tale fenomenologia, accelerandosi così tanto nella velocità dello spostamento da rendere estremamente difficoltoso il monitoraggio e controllo attraverso le politiche di regolazione ovvero d’integrazione.

Invero, nn terzo dei citati flussi, su quattro percorsi individuati (IOM 2013),  si muove tra i Paesi del Sud e vede statisticamente la maggior parte dei migranti di genere maschio, mentre  nella tratta Sud-Nord è la donna a prevalere nel numero.

Il numero stimato di migranti internazionali, secondo le Nazioni Unite, è 232 Milioni, significando che se si confrontano in termini assoluti ed in chiave diacronica tale fenomenologia riscontriamo che la percentuale dei migranti è rimasta invariata dall’inizio del secolo.

I flussi tendono a differenziarsi soprattutto dal punto di vista del tempo, dello spazio e della volontà (Giordano, 2015)

Per una completa classificazione delle tipologie dei migranti, possiamo infine far riferimento alla nota tabella Ambrosini, 2005:

Lavoro, stagionali o a contratto, qualificati o imprenditori, familiari, richiedenti asilo, rifugiati, DIP (internally displaced persons), Irregolari, clandestini, vittime di traffico di esseri umani, seconde generazioni ed immigrati di ritorno.

Concludendo, tale fenomenologia al giorno d’oggi è di sicuro interesse ma probabilmente sopravvalutata come dimostrano i dati delle Nazioni Uniti, che ricordiamo, vogliono invariata la percentuale delle migrazioni dall’inizio del secolo.

La globalizzazione e la maggiore velocità negli spostamenti dei flussi migratori rendono certamente difficoltoso l’intervento regolatorio della politica che, generalmente “confinata” nello stato di diritto, può intervenire a rilento e prudentemente (es. gruppi di pressione contrari).

Lo spasmodico attenzionamento dei media e la tempestiva informazione inoltre, a differenza dell’inizio del secolo, generano pericolose tensioni (anche scontri sociali) che, nuovamente, vanno a vincolare gli esecutivi e i rispettivi interessi lobbistici partitici.

Che dire.

Ad oggi la soluzione populista per il governo di tale fenomenologia sembrerebbe, almeno social media media parlando, la soluzione delle soluzioni – tuttavia – si necessità sempre e comunque di un intervento globale regolatorio importante, ma sempre maggiormente inattuabile per i “confini” della giusta “Democrazia”.

Mike Sierra 03

 

 

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