Il nuovo ordine in Medio Oriente dopo Khashoggi: NATO Araba vs Asse di Resistenza

Il mutevole equilibrio di potere in Medio Oriente degli ultimi 15 anni ricorda l’esperienza europea nei secoli XVI e XVII, tra la Riforma protestante del 1517 e la Pace di Westfalia del 1648.

È difficile determinare se siamo già nella fase acuta del conflitto regionale, come la Guerra dei Trent’anni (1618-48) che distrusse l’Europa quattro secoli fa, oppure se il peggio è già passato.

“NATO araba” contro “Asse di resistenza”

Ci sono due fronti, ovvero la cd.  “Nato araba” e “l’asse della resistenza”.

La Nato araba è una schiera di stati occidentali, regni arabi ed autocrazie impegnate a proteggere il vecchio ordine arabo della regione.

È ancorato alla leadership degli Stati Uniti e il suo gruppo principale comprende: Stati Uniti, Arabia Saudita, Egitto e Emirati Arabi Uniti, con Israele che si muove da dietro le quinte.

Il suo scopo principale è far apparire l’Iran e i suoi alleati come la principale minaccia alla stabilità regionale.

Questo gruppo mira a raggiungere la cd. nuova pax americana. Pax sensibile agli interessi dei governanti israeliani e arabi, incluso l’accordo con gli Stati Uniti – l’ accordo del secolo  –  tra Israele e Palestina (pace  arabo-israeliana); le maggiori sanzioni economiche sull’Iran inoltre vorrebbero il cambio del regime, rimodellando l’Islam politico in un modo da non minacciare il vecchio ordine arabo.

Questi risultati introdurrebbero un nuovo periodo di equilibrio politico, cooperazione economica e sviluppo, così  come previsto dalla Vision 2030 saudita del principe ereditario  Mohammed bin Salman.

Attualmente, la principale minaccia a questo progetto riguarda la reazione del mondo all’omicidio di Jamal Khashoggi, che potrebbe quindi stravolgere la relazione USA-Arabia Saudita e la formale presa del potere del principe ereditario.

Mohammed Bin Salman doveva essere la pietra angolare della strategia della “NATO araba”, ma oggi sembra essere la sua principale debolezza . Le conseguenze della brutale uccisione di Khashoggi potrebbero, ancora una volta, rimodellare il bilancio energetico (e non solo) regionale, relegando la Visione 2030 ad un miraggio geopolitico ed incidendo drammaticamente sui calcoli di Israele e Stati Uniti.

Agende in competizione

L’ “Asse della resistenza”, invece,  ha un programma diverso.

Quella che la NATO araba chiama la “leadership” statunitense, l’asse della resistenza la chiama  “l’egemonia statunitense”.  In questo caso i protagonisti sono l‘Iran e gli Hezbollah, unitamente alle forze politiche sciite irachene necessarie ed utili in Siria.

L’Asse della resistenza, appoggiata dalla Russia, rifiuta l’egemonia percepita tra Stati Uniti e Israele e i rispettivi piani per la regione,  rigettando i valori occidentali e l’ordine liberale, e considerando gli stessi come una forma di imperialismo culturale, politico ed economico.

I membri de l’Asse della Resistenza credono che l’accordo di pace tra israeliani e palestinesi, e negoziato dagli Stati Uniti, sarà un’imposizione e un’umiliazione per i Palestinesi stessi; considerano, inoltre,  le sanzioni statunitensi contro l’Iran una punizione per il rifiuto del Paese nel piegarsi all’egemonia degli Stati Uniti, e sono convinti che sia impossibile sopprimere o controllare l’Islam politico nel modo che sia  funzionale agli interessi di taluni Regni arabi.

L’Iran ed i suoi partner sono convinti che certi regni arabi sono condannati – non come conseguenza delle azioni destabilizzanti dell’asse –  ma perché sono impopolari, illegittimi ed, apparentemente, autodistruttivi.

Al momento quindi, la principale minaccia per l’asse è l’effetto delle  rinnovate sanzioni statunitensi sull’Iran.  Azioni che però troveranno resistenza in Teheran e ed alleati.

Russia, Cina e Turchia

Le agende politiche della NATO araba e dell’Asse della resistenza sono chimere.

La prima non avrà mai la coesione ed intelletto necessari per attuare il suo programma.

La seconda ha tutte le qualità che manca alla NATO araba, più una “massa critica” sufficiente a sconvolgere l’agenda dell’altro – anche se, molto probabilmente, non abbastanza “massa critica” da poter imporre la sua.

Russia, Cina e Turchia stanno guardando in disparte. La Russia è più attiva nel sostenere l’asse, mentre la Cina è più cauta; tuttavia, Mosca e Pechino sottoscrivono il rifiuto dell’asse nell’accettare l’ordine politico, economico e finanziario dell’Occidente.

La Turchia, infine, ha giocato bene le sue carte, soprattutto nell’omicidio di Khashoggi.                                          Il presidente Recep Tayyip Erdogan sta attuando una lenta e calcolata strategia per far pressione sull’Arabia Saudita e bruciare il triste racconto di Riyadh sull’omicidio del dissidente in parola. Il leader turco sembra utilizzare questo evento per promuovere ulteriormente la sua leadership nel mondo arabo come alternativa ai sauditi.

Pertanto, lo scontro arabo NATO-Asse della Resistenza è in itinere, per la leadership del mondo arabo-islamico.


Sitografia:

Middle East Eye

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