Omicidio Khashoggi, Tesi A e B

Premessa: 

Il giornalista e dissidente Khashoggi era parte integrante del sistema politico saudita il quale, dopo l’ascesa al trono di Re Salman nel 2015, divenne oltremodo un referimento fondamentale dell’asse Turchia-Arabia Saudita; il tutto mentre la Turchia iniziava la propria campagna militare nella regione siriana ed irachena.

In questa circostanza il giornalista denunciava la richiesta di un intervento armato “in piena regola”, sotto l’egida della UN ed in luogo delle segrete operazioni di appoggio a taluni gruppi piuttosto che ad altri. Assad e re Salman, tuttavia, decisero in accordo con i propri e rispettivi alleati di avanzare autonomamente in quel territorio così tanto strategico.

Il fallito Golpe turco del 15 Luglio 2016, l’apertura saudita degli ultimi anni verso il mondo occidentale, le contestuali liste di proscrizioni saudite, ma anche il paventato appoggio del Regno wahabita al predetto “colpo di stato”  ed al PKK combattuto dai Turchi,  ha costretto il giornalista all’autoesilio in terra americana  anche perché il suo protettore -il principe Abd al-Azīz ibn Āl Saūd – venne arrestato con la temibile accusa di cospirare contro la stessa famiglia.


Tesi A: al golpe saudita del 2017 sarebbero rimasti dei sopravvissuti della famiglia reale che avrebbero fatto scatenare l’offensiva del re saudita e la propria forza.

Tesi B: l’omicidio di Khashoggi sarebbe la risultanza della intenzione di far esplodere una profonda crisi tra la Turchia e l’Arabia Saudita ed i relativi alleati, al fine ultimo di far destituire l’attuale famiglia Saud.

La problematica, in estrema sintesi, sarebbe quella che una alleanza strategica Turchia-Arabia Saudita non gioverebbe ad alcuno degli intervenuti nel conflitto dell’area, quindi, meglio destabilizzare (destabilizzazione  coordinata dai familiari dello stesso Re saudita).

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