Quale Tricolore in Libia ?

La situazione in Libia, dal punto di vista diplomatico e militare è contraddittoria, per non dire critica.

Italia e Francia si stanno nuovamente contendendo quel terreno che vuole essere il principale gate al continente africano; la stabilizzazione del Paese, infatti, permetterebbe alla Nazione dominante di poter compiutamente monitorare il fenomeno dell’immigrazione e terrorismo, quindi le “economie”, linfa, anche strategica, del “colonizzatore” europeo.

Gli schieramenti sono chiari:

Francia, Egitto e Russia appoggiano il Generale delle milizie Haftar;

Italia, UE, Gran Bretagna e USA appoggiano il Premier Serraj.

In termini “petroliferi” vediamo quindi la contrapposizione ENI, per Italia, e Total per la Francia.

ENI e Total

Dalla firma dei trattati del 1902, in cui Roma riconosceva alla Francia l’influenza sul Marocco in cambio del Territorio libico, si è giunti alla perdita del controllo italiano al termine della Seconda Guerra Mondiale (predominio  francese e britannico), quindi alla caduta del regime di Gheddafi nel 2011 e che di fatto alterò nuovamente il sistema delle alleanze.

I successi del governo Berlusconi del 2003 in quegli anni, ricordiamo,  furono notevoli: Roma aprì il gasdotto strategico “Greenstream” per portare il gas libico in Italia, quindi nel 2008 il Premier di Arcore concordò un accordo da 5 miliardi di dollari come risarcimento per i danni coloniali in Libia,  in cambio dell’impegno al controllo dei flussi dei migranti verso l’Europa.

La grande cooperazione strategica Italia-Libia determinò quindi l’indisposizione francese che nell’Ottobre del 2011 guidò l’intervento NATO, destituendo il re libico ed usurpando la naturale influenza italiana , quindi riattivando quelle “reti”, mai pianamente dismesse.

Ad oggi, invece, rinveniamo il Paese diviso in due amministrazioni concorrenti dal 2014: una ad Ovest di Tripoli e l’altra a est di Tobruk.

Roma è preoccupata sia per il fascicolo “estremismo ed immigrazione“, pilastro della politica dell’esecutivo giallo-blu, che per i legami commerciali ed energetici con Tripoli e Misurata, ove rinveniamo oltremodo la minaccia di Haftar che vorrebbe indebolire, strategicamente,  la “National Oil Corp” con base a Tripoli e fondare una propria compagnia petrolifera.

 

Interessi italiani in Libia Fonte Dipartimento di Stato U.S.A.

Per la Francia l’obbiettivo primario è quello di risolvere la mancanza di sicurezza del paese, limitando il terrorismo in luoghi come Bengasi e Fezzan (Libia Meridionale) in quanto direttamente collegate alla situazione “Mali” ed ai vicini alleati economici  francesi: Niger e Chad.

Interessi Francesi in Libia

Le rivalità interne, sostenute dalle rispettive alleanze, rendono pertanto la sfida impossibile, tant’è che la Francia continuerà a sostenere l’antisemita Haftar ed a fare pressioni per le elezioni entro la fine dell’anno, mentre l’Italia, non avendo  alcun interesse al voto, vorrà mantenere questo status quo essendo consapevole che  l’eventuale e probabile vittoria del Generale comporterebbe la perdita dell’influenza in favore dei francesi.

In termini geopolitici la situazione è quindi confusa più che mai – nessuna prospettiva -.

La soluzione delle soluzioni è probabilmente un forte ritorno, per via elettiva o d’imperio, alla Gheddafi da parte del Generale delle Milizie, anche perché allo stesso soldato è “consentito” muoversi oltre le regole, oppure una decisa cessione, sostanzialmente “di interessi”, da parte dell’attuale Premier in cambio del riconoscimento della Autorità costituita.

Che le intelligence in primis e le diplomazie in secundis , quindi, continuino a lavorare…per poter sbrogliare una farraginosa matassa di tricolori.

Mike Sierra 03

 

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