Servizi segreti. Contrastanti nomine

Tra Lega e M5s è guerra aperta anche sui vertici di Polizia e Intelligence. Un conflitto, questa volta, sotterraneo, ma senza esclusione di colpi, all’insegna del solito feroce spoil system. Salvini e Di Maio – con Giuseppe Conte formalmente responsabile delle decisioni da prendere – sono alle prese con il rinnovo dell’incarico di direttore del Dis e di quello dell’Aise. Il primo, il Dipartimento per le informazioni di sicurezza, l’organo di coordinamento dei Servizi, è oggi diretto da Alessandro Pansa; la seconda, l’Agenzia informazioni per la sicurezza interna, da Alberto Manenti, dimissionario da tempo e non ancora sostituito, con il rischio di provocare una pericolosa situazione di instabilità. Entrambi gli incarichi furono prorogati dal governo di Paolo Gentiloni su indicazione del Copasir, il Comitato parlamentare che vigila sulle attività di intelligence a pochi mesi dalla scadenza e rappresentano l’ultimo atto di governo del ministro di allora, Marco Minniti, col quale Matteo Salvini vorrebbe avere meno possibile a che fare.
Si sa che un Capo della Polizia può fare la differenza, contribuire al successo del “suo” ministro dell’Interno o, viceversa, creargli un sacco di problemi. Perché se il numero uno del Viminale può dare le direttive, l’altro conosce la macchina e gode di un’autonomia importante. L’altro leghista che ha guidato il ministero che si occupa di sicurezza pubblica, Roberto Maroni,
in molteplici occasioni aveva riconosciuto che il merito di moltissimi successi, come l’arresto di moltissimi tra i “most wanted” italiani del tempo e i sequestri record alla criminalità organizzata, fosse di Antonio Manganelli, il “suo” Capo della Polizia, prematuramente scomparso alcuni anni fa.
Matteo Salvini si è “trovato” Franco Gabrielli, prefetto, originario di Viareggio, civil servant di lunghissimo corso. In carica dal 29 aprile 2016, Znora si è visto poco accanto al vicepremier e presto potrebbe vedersi ancora meno perché è proprio lui a essere considerato in pole position per un altro ruolo decisivo, la guida del Dis. Ed è soprattutto la “promozione” dell’attuale capo della Polizia alla testa del Dis la principale materia del contendere, a causa delle tensioni interne alla maggioranza. Lo stesso Gabrielli, peraltro, si sarebbe dimostrato tutt’altro che entusiasta del trasloco che gli è stato prospettato.
Il dossier-servizi farebbe capo direttamente al premier Giuseppe Conte, ma il professore è rimasto vittima della – solita- diarchia di M5s e Lega. Al posto del prefetto Alessandro Pansa, che ha ricoperto quel ruolo dal 29 aprile 2016, il Carroccio vorrebbe l’attuale capo della Polizia mentre il Movimento 5 stelle avrebbe scelto Elisabetta Belloni. Diplomatica di lungo corso, prima donna a diventare Segretario generale del ministero degli Esteri, gode di stima trasversale. Nel 2015, quando Paolo Gentiloni era ministro degli Esteri, Belloni divenne capo di gabinetto della Farnesina, e pochi mesi fa è stata addirittura in predicato di diventare premier tecnico e poi ministro degli Esteri nell’ipotetico “governo tecnico del Presidente”. In quella occasione raccolse l’apprezzamento e la stima di Luigi Di Maio e dei Cinquestelle, che ora vorrebbero consegnarle proprio la guida dell’intelligence. Luigi Di Maio vorrebbe lei, Matteo Salvini lui, e il risultato è lo stallo. Nella non-scelta pesa anche la differenza di vedute tra i due candidati, con la diplomatica che avrebbe chiesto un organismo rafforzato con strutture e strumenti per il contrasto al cyber crime, che, secondo molti, rappresenta la nuova frontiera della lotta al terrorismo.
Se sul Dis è tutto fermo, per il nuovo vertice dell’Aise, M5S e Lega avrebbero invece raggiunto un accordo sulla Zgura – tecnica – del generale di divisione dell’Esercito Giovanni Caravelli, un militare con una lunga esperienza internazionale sul campo in molti scenari di crisi. Caravelli è un ex Sismi di esperienza e vanta un rapporto di Zducia con il marito del ministro della Difesa Elisabetta Trenta, suo grande sponsor, ma sulla sua Zgura si sarebbe registrato anche il consenso del Quirinale, il cui inquilino è anche capo delle Forze Armate. Caravelli – che era stato stato nominato vice- direttore dell’Aise dal governo di Matteo Renzi -, se tutto andrà bene, prenderà il posto del generale Alberto Manenti, che ha gestito il delicatissimo dossier Libia negli ultimi anni.
Le sue dimissioni – che risalgono a oltre un mese fa – sarebbero proprio la conseguenza dell’aggravarsi della crisi libica, quando la situazione nel Paese che fu di GheddaZ aveva cominciato ad incendiarsi, Zno a provocare, a inizio settembre, il ritiro dell’ambasciatore. Manenti, che è nato proprio a Tripoli nel 1952, parla arabo, e ha alle spalle oltre trent’anni di servizio. Attorno alla sua sostituzione girano però strane voci, al punto che, secondo alcuni, le presunte reazioni negative provenienti dalla Libia sarebbero un chiaro “depistaggio” da parte di chi vorrebbe procrastinare il più possibile lo “status quo”. Fuori dalla bagarre rimarrebbe solo il direttore dell’Aisi Mario Parente, l’unico a rimanere al suo posto sarà , e confermato appena prima dell’estate.

Continua qui

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.